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Non si sevizia un paperino: lo sapevate?

1 Apr

Curiosità sul film italiano della settimana! di Rocco

-Inizialmente il titolo doveva essere Non si sevizia Paperino ma la Disney si oppose e alla fine si aggirò il problema con l’aggiunta dell’articolo.

-Lucio Fulci fu processato per la scena in cui la Bouchet nuda provoca sessualmente un bambino, ma riuscì a farsi assolvere dimostrando di aver usato come controfigura un nano maggiorenne.

(qui sopra la scena tagliata, andata in onda su Rete Quattro)

-Fulci inoltre era fresco di censura per la mitica commedia Nonostante le apparenze… e purché non si sappia…all’onorevole piacciono le donne e il film uscì con il divieto ai minori di 18 anni

-Il film ebbe un ottimo riscontro al botteghino e con il titolo di Don’t torture a duckling gode di buona popolarità fra i cinefili americani

-Per il ruolo del prete si pensò a Massimo Ranieri, che rifiutò per paura di perdere la fama di divo per famiglie. Al suo posto fu preso il francese Marc Parel, volto noto dei poliziotteschi, che si rivelò una scelta azzeccata e che poco tempo dopo morirà per overdose a soli 34 anni.

-Fulci è uno dei massacratori che appare nella scena del cimitero.

-Riz Ortolani compose la colonna sonora utilizzando la tecnica della musica soave che accompagna immagini di grande violenza. Lo aveva già fatto per Mondo cane e lo farà in seguito in maniera magistrale per Cannibal Holocaust.

Non si sevizia un paperino

31 Mar

Il film italiano della settimana di Rocco

Non si sevizia un paperino di Lucio Fulci (1972)

“Non si sevizia un paperino rientra perfettamente nelle regole più bieche di questo genere di imitazione: disonestà nell’impiego della suspense, abuso di particolari orripilanti, sadomasochismo a piene mani, recitazione a ruota libera, disprezzo della logica”  Morando Morandini

“E’ il mio film meglio riuscito” Lucio Fulci

“…nuova genesi del thriller italiano, fulcro ed insieme summa stilistica e tematica dell’opera di Fulci” Nocturno

Noi siamo con Lucio. E’ uno dei padri del cinema gore-splatter italiano, uno che ha spaziato nel cinema di genere definendosi un “terrorista”, un regista capace comunque sempre di dare un’impronta forte ai suoi film soprattutto grazie alla rappresentazione della violenza, visionaria e spesso anatomicamente inattendibile (nonostante la sua laurea in medicina). Dallo Spaghetti Western all’horror, passando per il poliziottesco (difficile dimenticarsi Luca il contrabbandiere, con le pallottole che squarciano la guancia e la donna torturata con la fiamma ossidrica), Fulci non ha sempre sfornato opere eccelse, ma sicuramente pellicole originali, sovversive, intrise del suo genio a tinte rosso sangue.

La violenza, comunque (anche se sicuramente presente in maniera considerevole fra cadaveri di bimbi, massacri di donne a tempo di rock e lo sfracellamento finale, opera addirittura del grande Carlo Rambaldi), non è l’elemento di maggior rilievo di Non si sevizia un paperino, né il più disturbante. Si respira perversione, c’è un’ambientazione nel profondo sud, una Twin Peaks lucana dove, sotto un sole che acceca, l’universo malato e violento immaginato dal regista prende forma. Un luogo dove superstizione e fede religiosa si fondono attingendo entrambe all’ignoranza e al pregiudizio. Non si assiste solo all’efferata violenza contro ai bambini, ma anche alla feroce discriminazione verso i “diversi”: lo scemo del paese, la donna del nord che gira in abiti succinti (la splendida Barbara Bouchet), la presunta strega (l’intensa Florinda Bolkan), il giornalista capellone (un giovane Milian qui doppiato da Pino Colizzi e non dal solito romanesco di Amendola). Come spesso capita alcune di queste figure riusciranno a redimersi evidenziando in parte la loro umanità, mentre la faccia buona del paese mostrerà il male che cova sotto la sua ipocrita coltre di riospettabilità (da questa descrizione della provincia sicuramente prenderà spunto quattro anni dopo Avati per il bellissimo La casa dalle finestre che ridono). E’ un film che tocca varie forme e sembra non assumerne una precisa, ma che paradossalmente si mantiene compatto nella sua struttura giallo-horror (cosa che Fulci non riuscirà a ripetere in Sette note in nero). Ha anche il merito di seguire in parte i canoni del thriller argentiano riuscendo comunque ad affrancarsi mantenendo un proprio stile.