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Cinesi strafatti di sciroppo per la tosse: il festival del cinema punk di Berlino.

24 Mag

Tra le infinite declinazioni dell’amore per il cinema di genere della nostra redazione c’è anche un feticismo particolare per quei festival così assurdamente circoscritti e così irresistibilmente stravaganti da non poter non solleticare la nostra curiosità cinefila. A questo proposito siamo orgogliosi di indirizzarvi all’articolo scritto dalla nostra Elisa Cuter (l’abbiamo scoperta noi!) apparso du Berlino Cacio e Pepe Cinema su “Too drunk to watch”, il festival del cinema Punk tenutosi a Berlino (eddove se no?).

Berlino e punk, binomio inossidabile come i DrMartens che avete comprato in seconda media e che ancora sono lì belli lucidi. Ennesima prova ne è il festival dal geniale titolo“Too Drunk to watch” inaugurato l’altroieri alMoviemento, cinema più antico di tutta la Germania, sito a Kreuzkoelln (per la precisione in KottbusserDamm 22), nonché realtà sempre molto attenta al tema delle sottoculture (tra le altre cose è anche la sede dell’annuale Porno film festival).

Un piccolo festival cinematografico (meno di una ventina le pellicole, tra più e meno recenti) proprio dedicato al mondo del punk. Occasione evidentemente perfetta per tastare il polso di una realtà di quelle che maggiormente caratterizzano la Berlino più “tipica”, quella che viene in mente se si pensa alla città chiudendo gli occhi, almeno dai tardi anni ottanta in avanti.

 A giudicare dall’affluenza di pubblico, verrebbe proprio da dire: Punk is not dead! A stipare a ogni proiezione la saletta del Moviemento è un pubblico molto eterogeneo: tanti i veterani – al punto che per quanto mi riguarda la sensazione era di pieno revival dei mie quindici anni, ma i miei vicini di poltroncina avranno avuto l’età dei miei genitori – ma tanti anche gli adolescenti; tante gli outfit regolamentari, dalla cresta al chiodo borchiato, ma anche tanti i semplici cultori del genere musicale, e infine gli immancabili curiosi. Se si ha fortuna e si tende l’orecchio si può magari captare, com’è successo a me, il racconto appassionante di un ventenne palestinese con cresta verde a una coppia di squatter sulla quarantina appena conosciuta su quanto Gerusalemme testimoni l’equivalenza tra i fondamentalismi, da qualsivoglia parte provengano, sia islamica, sia ebraica, sia cristiana, per quanto riguarda l’intolleranza verso lo stile di vita punk. Concludeva poi accennando al tema della difficoltà della costruzione dell’identità, chiudendo con un sentito: «I miei genitori sono musulmani, io mi sento musulmano, ma sono ateo…ist kompliziert!». Al che i due interlocutori hanno ribattuto portando la loro esperienza di attivisti queer sulla portata di ribellione del punk nei confronti delle imposizioni moralistiche cattoliche.

 La sensazione in effetti è quella di una scena molto autocosciente, non nuova a riflessioni sul proprio ruolo (a/anti)sociale, ma soprattutto, e qui per quanto mi riguarda sta la sorpresa, anche molto autoironica: ad aprire la rassegna è stato scelto Filmriss di Felix Gerbrod, parodia del “making of” di un punk attraverso tagli di capelli, tatuaggi e prove di coraggio. Un film molto divertente, sicuramente punk per quanto riguarda la forma fatta di regia amatoriale, digitale sgranatissimo e attori improvvisati, in una sorta di cinéma verité molto scanzonato, ma dal retrogusto amaro. La trama infatti nasconde una riflessione piuttosto critica su quello che dipinge come un mondo stereotipato quanto gli altri, fatto di tanta apparenza e pochi ideali. Bisogna dire che in effetti da questi primi due giorni di proiezioni viene fuori il ritratto di una realtà molto diversificata, tenuta forse insieme soltanto da un codice d’abbigliamento, più che da una filosofia comune. Del resto, non è un caso che il primo gruppo ufficialmente punk siano stati i Sex Pistols, boy band costruita come trovata pubblicitaria per il negozio londinese di Vivienne Westwood e Malcolm McLaren. Non nobili natali, insomma.

 Ma, per fortuna, in molti casi c’è ben altro dietro alle spille da balia. Se una perdita di contenuti da parte del movimento è stata fisiologica in occidente, in altri tempi e in altri luoghi il punk è stato decisamente qualcosa di diverso. In altri tempi, come ad esempio nella Germania divisa dal muro, come dimostra il documentario Ostpunk, too much future di Michael Boelke, sui gruppi punk clandestini della Ddr, o in altri luoghi, come la Pechino di Beijing punk movie, o il Sudafrica, come appare in Punk in Africa, la musica e la filosofia punk hanno rappresentato qualcos’altro. Un qualcosa che può andare dalla generica trasgressione anche un po’ politicamente confusa, ma del resto coerente con lo stesso termine “punk”, che significa “teppista”, e in ogni caso importante forma di resistenza a un regime censorio come quello cinese, fino all’opera di sensibilizzazione portata avanti da alcuni gruppi africani contro la discriminazione razziale come viene fuori dal bel documentario di Keith Jones, che oltre tutto offre una buona panoramica delle diverse fasi della musica punk e le sue varie contaminazioni con lo ska, il rock, l’oi, il jazz, il reggae e tutti gli eventuali possibili crossover.

 In fondo, tra tutte le sfaccettature che il movimento punk ha assunto dalla sua nascita, da quelle più arrabbiate a quelle più gioiose, da quelle più cazzone a quelle più rigorose, rimane un fatto: non si può in nessun modo negare la portata liberatoria, immediata e irresistibile, anche soltanto di guardare su uno schermo quattro rude boys cinesi sulla quarantina ciondolare per la città strafatti di sciroppo per la tosse. Andate anche voi a rifornirvi della vostra dose di wild youthness: il festival continua, tra documentari musicali, fiction e mockumentaries, fino a sabato, qua il programma e qui la pagina facebook dell’evento.

Seconda Puntata: Blob – fluido mortale

12 Feb

Beware of the blob! Questa volta Betty presenta “Blob fluido mortale” di Irvin Yeaworth. Un film passato alla storia per i suoi ridicoli effetti speciali in una puntata che è già leggenda per il trucco-e-parrucco peggiore ever.

From an opening between our legs-Il ciclo mestruale in alcuni curiosi filmati educativi

24 Gen

Soft Revolution è una “webzine per ragazze che dovrebbero darsi una calmata”. In quanto manichino che dovrebbe decisamente calmarsi, Betty ha deciso di dire la sua sul tema del mese, che questa volta era “Cicli”. E indovinate di cosa ha voluto parlare? No, non di biciclette. http://www.softrevolutionzine.org/2012/from-an-opening-between-our-legs-il-ciclo-mestruale-in-alcuni-curiosi-filmati-educativi/

Apre il Betty’s bar

5 Gen

Se fossimo negli anni ’80 e Internet fosse Milano, da oggi l’aperitivo lo prendereste di sicuro al Betty’s Bar, il nuovo contenitore curato dalla rampantissima redazione del Cinema di B-etty sulla piattaforma di Videocircuito. Ogni settimana consigli, trailer, scene cult, suggestioni varie e ultime notizie pensate dagli amanti dei b-movies per gli amanti dei b-movies (variazione sul tema di “Lines seta ultra pensato dalle donne per le donne”).

Il Betty’s bar lo trovate qui

E  siccome questo non è un Cinema ma un Bar, vi chiediamo di chiacchierare ad alta voce e di essere partecipativi almeno quanto gli avventori del mitico Jolly Blu. Insomma, commentate, condividete e postate senza chiedere scusi e per favore, manco foste Tomas Milian.

Note a Margine: Poliziesco vs Poliziottesco

31 Dic

Sappiamo tutti che tra i vostri buoni propositi per il 2012 c’è quello di saperne di più sul cinema di genere.

Con questo video inauguriamo quindi una serie che potremmo chiamare  “Cinema di serie B for dummies”: brevi video che vi introdurranno alle cose che dovete sapere.

Regalatevi tre minuti con Betty per fare un figurone sfoggiando la vostra cultura al veglione di stasera.

IL TENDONE DEGLI ORRORI MUSICALI DI BETTY

1 Nov

QUANDO IL CINEMA INCONTRA LA MUSICA…E QUALCOSA VA STORTO:

Godetevi finalmente il “worst-of” delle peggiori sequenze musicali che il critico più…statico del web ha selezionato per voi: un viaggio tra musicarelli e musical che fortunatamente non hanno segnato alcunché!

Sono tante le perle rimaste fuori però: attendiamo con impazienza i vostri suggerimenti.

Qui tutta la Playlist

Gerontofilia: the ultimate TOP 5.

26 Ott

di Elisa Cuter

Il team di Betty è sempre più agghiacciato dalle query cercate nei motori di ricerca per giungere fino a noi. Anche se naturalmente, quando si parla dell’internet, siamo per il non giudicare e lasciare chiunque libero di soddisfare ogni sua perversa curiosità, ci stupisce che gente in cerca di “porno” -tanto per omettere altri dettagli agghiaccianti e non peggiorare la situazione- finisca proprio sulla pagina del cinema di Betty: devi averne già guardate parecchie, figliolo, nevvero? Dieci Padre Nostro e dieci Ave Maria, e ora vai, su, cerca siti più consoni. Ma, tornando a noi, questa schiera di lurker diciamo così …“fantasiosi” non sembra spaventarci più di tanto, se oggi vi proponiamo una classifica dedicata al granny-fuck. Ora, può esso essere considerato un genere? Certamente nel porno sì, ma nei film “normali” -usando una terminologia sufficientemente vaga- ? Probabilmente no, e tuttavia, quando nel giro di pochi giorni ti capita per caso (giuro!) di essere bombardato da scene di vecchiette ignude qualunque cosa tu veda in tv/pc/cinema, non puoi fare finta di niente. Non può essere che un segno. Ecco perché ci accingiamo a dimostrarvi come il tema possa essere usato in differenti contesti con differenti risultati.

5° posto: Misfits stagione 1 episodio 2

Misfits per chi non lo sapesse è un’intelligente serie tv inglese che mixa fantascienza, teen comedy e thriller, i cui protagonisti sono cinque giovani delinquentelli che acquisiscono in seguito a una strana tempesta elettrica poteri che amplificano un aspetto rilevante della loro personalità (il nerd senza amici può diventare invisibile, la ragazza facile scatena il potenziale stupratore in chiunque la sfiori, e così via). Ma non solo i ragazzi in questione hanno ricevuto queste capacità: come scopre con orrore la simpatica canaglia Nathan, anche ad altri abitanti della città è accaduto qualcosa, e così può capitarti di essere sul letto di quella che pensi essere casa della nonna di quella biondina esuberante che hai abbordato qualche ora prima, e, proprio nel mentre, scoprire con orrore che è LEI, la nonna. L’arzilla 82enne con problemi di motilità aveva sempre desiderato tornare giovane. E come se non bastasse si innamora di te. In effetti ne viene fuori un epilogo molto tenero e triste, che a quanto pare ha colpito molto gli spettatori, se qualcuno si è preso la briga di fare questo romantico rimontaggio.  Toccante, certo, ma per noi la cosa migliore è stata la trovata dei preliminari sul montascale. Try this at (your grandma’s) home.

4° posto: Schwarze Schafe

E’ una commedia grottesca del 2006 diretta da Oliver Rhis, che attraverso diversi personaggi irrelati tra loro tenta di dare un ritratto veridico della città di Berlino. Tra le vicende che si intrecciano c’è anche quella di Fred e Arnold, due satanisti che vogliono fare un rito per il quale è ovviamente necessaria la presenza di una femmina sacrificale. Per la verità è Fred, il più truce dei due, a insistere, proprio per fugare i dubbi del rubicondo e poco convinto Arnold, che ha osato avanzare una questione sulla teodicea del demonio: “Se Satana esistesse davvero farebbe qualcosa di buono per noi, non saremmo disoccupati!”  (geniale, ça va sans dir).  Come se non bastasse il povero ragazzo viene convinto a utilizzare per l’esperimento la propria nonna in stato vegetativo e a…beh, abusare di lei: “Devi farlo tu che sei suo nipote, sarà molto più blasfemo, non capisci?”. Sapete quanto ci piace quando il sesso resuscita i morti, no (vedi L.A. Zombie)? Ecco una variante: qui risveglia dal coma.

3° posto: Harold e Maude

Diretto da Hal Hashby nel 1971. D’accordo, film bellissimo. Una grande lezione sulla libertà, con le musiche di Cat Stevens, condito con humor, tenerezza, peace & love e un sacco di altri discorsi politici che ci piacciono. Però: Harold e Maude SCOPANO! (Eccerto, si amano!, dite voi). Va bene. Ma SCOPANO! Lui è uno sbarbato e lei una vecchia signora! A me ha fatto strano, ai tempi in cui l’ho visto. E per un po’ ho continuato a pensare a quella scena (casta e adorabile, ovvio) invece che a tutta la libertà, Cat Stevens, lo humor, la tenerezza, la pace e l’ammore eccetera. So di sembrare lui. Scusatemi.

2° posto: Gozu

Diretto da Takashi Miike (e scusate se è poco) nel 2003. Ok, questo film meriterebbe una recensione a parte. Per capire di cosa stiamo parlando vi consiglio di leggere la trama su Wikipedia: è lunga, ma ne vale la pena. Ve lo raccomandiamo caldamente, comunque: un crescendo delirante,  “fatto di disperazione” come ha affermato lo stesso regista, osannato dalla critica e con un epilogo assurdo e perfetto. Personalmente la cosa che abbiamo più apprezzato da queste parti è il fatto che sia probabilmente l’unico horror più incentrato sul latte che sul sangue. Le scene della vecchia che si spreme il latte dai seni offrendolo maliziosa al protagonista o facendoselo suggere dal fratello pelato sono pura poesia (dadaista). Ma questa è solo la ciliegina sulla torta. Ricorderete per sempre con ammirato stupore la scena in cui una ragazza partorisce un uomo, o in cui il vecchio marpione muore impalato sullo stesso mestolo che usava per riuscire ad avere un’erezione. Qui la scena del tentativo di seduzione della vecchia “nutrice” (chiamiamola così), ma fatevi un favore, guardatelo tutto.

1° posto: American Pie – il matrimonio

Diretto da Jesse Dylan nel 2003. Ha bisogno di presentazioni? Io credo di no, e lo omaggiamo con il primo posto proprio per essere stato il primo prodotto main stream a sdoganare il sesso con anziane. God bless America!

Un ultimo appunto, avrete forse notato come il soggetto in questione siano sempre donne anziane e non uomini. E’ una questione culturale. Avete mai riflettuto sul fatto che esista il termine “cougar” (o “tardona”, se non vogliamo fare i sofisticati) per le donne che vanno con uomini più giovani,e non un corrispettivo maschile? Citando la regista Nancy Meyers: “Certo che non c’è una parola per gli uomini che stanno con donne più giovani: si chiamano “uomini”.”

Meditate, gente, meditate.