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Betty & Maccio Capatonda: è amore

9 Giu

No, non è la solita paparazzata. In occasione della presentazione di “Babbala e il Ragazzo idiota” alla Bibliomediateca  del Museo del Cinema di Torino, Betty ha intervistato i mitici Maccio Capatonda, Herbert Ballerina e Ivo Avido in veste di registi inediti di cinema horror, creatori di una serie trash, cultori di cinema di genere e chi più ne ha più ne metta per giustificare l’egoistico desiderio di scambiare due parole con i geniali “idioti della porta accanto” con cui ognuno di noi vorrebbe trascorrere i propri sabato sera. Si ringraziano Marco Grifo e Maria Riccobene.



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Betty Motor Show

11 Mar

Nell’atto di pensare a che cosa scrivere, la mia concentrazione è totalmente rivolta alla trascendentale interpretazione di Alberto Tomba nei panni di Alex l’ariete. Roba da far impallidire il miglior Michael Knight, alias David Hasselhoff in Supercar, serie tv in cui l’attore recitava probabilmente peggio dell’automobile, tanto amata da avere alcune parodie simpsoniane, ad esempio il supermotoscafo Barca Paladina, presente nell’episodio E con Maggie son tre della sesta stagione. Recentemente ho notato un particolare, quando ho avuto il piacere di rivedere i vecchi episodi di Supercar. Tra i tanti impossibili optional del nostro amico KITT (Knight Industries Two Thousand) mancano forse i dispositivi più essenziali: le cinture di sicurezza.

Nell’universo dell’intrattenimento le auto sono state spesso vere protagoniste. Un santone del calibro di Clint Eastwood, in La recluta preferiva alle curve dell’affascinante Sônia Braga quelle della magnifica Mercedes 300 SL del ’56. Senza stilare inutili e infinite liste, dalla Ford T di Stanlio e Ollio alle ultime trovate robotiche provenienti dal pianeta Cybertron, l’auto ha incarnato, erede della locomotiva dei vecchi western, il mito del superamento dei limiti territoriali e idealmente di quelli del genere umano. In questo senso, unisce la velocità e la possibilità di percorrere grandi distanze del treno con la proprietà privata del cavallo. L’auto è davvero alla portata di chiunque, abbattendo barriere razziali, sessuali e anagrafiche. Dopotutto, ognuno ha una quattro ruote preferita, che vada avanti e indietro nello spazio-tempo oppure che insegua criminali nella Milano violenta, che venga pilotata o che goda di vita propria. Non c’è protagonista o antagonista che non si sia messo al volante di qualche bolide, indossato meglio di maschera e calzamaglia. A conti fatti, nel mondo dell’entertainment, non solo nel cinema di serie B, le automobili hanno rappresentato una parte molto importante della spettacolarizzazione delle scene. Il perché può essere ritrovato nell’economicità del loro utilizzo.

Alcuni ne hanno fatto una vera passione. Impossibile non citare Steve McQueen, che nei suoi film, quando il copione prevedeva scene d’azione con l’uso diretto di veicoli, pretendeva di recitare senza l’aiuto di stuntmen professionisti, causando spaventi agli addetti ai lavori. Ne La grande fuga si divertiva a scorrazzare in sella ad una Triumph, inseguito dalle truppe naziste. La pellicola del 1971 La 24 ore di Le Mans fu fortemente voluto da McQueen proprio per il suo grande amore per i motori, l’indimenticabile attore partecipò anche a diverse competizioni motoristiche.

Fa forse più cool cavalcare una selvaggia motocicletta, simbolo di libertà e contestazione in Easy Rider e che nonostante la passività alle intemperie riscuote il suo notevole successo. Anche il sottoscritto si serve da circa una dozzina d’anni dello stesso amato cinquantino, Ronzinante fedele al quale è difficile rinunciare. Sul piccolo schermo si sono visti i CHiPs, acronimo di California Highway Patrols, dell’indimenticabile Erik “Poncherello” Estrada e di quell’altro del quale quasi nessuno ricorda mai il nome, in onda negli Stati Uniti dal 1977 al 1983 sulla NBC. Nella mia ingenuità di bambino li consideravo un po’ sfigati, perché non potevano caricare a bordo delle loro Kawasaki gli arrestati, problema risolto qualche anno più tardi in Renegade da Lorenzo Lamas, che gli arrestati invece li ammanettava direttamente al suo chopper. Per un breve periodo, precisamente per una sola stagione della durata di 13 episodi, venne trasmesso Street Hawk – Il falco della strada, serie fanta-action datata 1985. Il connubio ai principi del piacere di guida di automobile e motocicletta può essere stare al volante di una fiammante spider, come accade a Bruno Cortona/Vittorio Gassman e Enzo/Carlo Verdone, rispettivamente alla guida di una Lancia Aurelia B24 ne Il sorpasso e di una Fiat Dino in Un sacco bello.

I più pesanti camion si sono trovati spesso in situazioni di amore e odio nei confronti delle più piccole sorelle a quattro ruote, sempre citando Supercar, è difficile dimenticare l’autotreno che fungeva da base mobile per KITT, Michael e Co. Steven Spielberg, invece, ne ha dato un esempio opposto nel 1971, dirigendo il road thriller Duel , in cui il vero antagonista era la possente autocisterna. Ben altra sorte capitata in tv negli anni ’80 ne I giustizieri della strada ai potenti automezzi, comprimari di prima linea dei protagonisti e che andavano anche oltre i confini stradali. Uno di questi, infatti, si trasformava in un elicottero, lo stesso modello, un Aerospatiale Gazelle opportunamente modificato, utilizzato nel 1983 in Tuono blu, per la regia di John Badham e interpretato da una vecchia conoscenza del già citato Spielberg, quel Roy Scheider che altri non era che lo sceriffo Martin Brody, in carica nell’isola di Amity martoriata dai famelici attacchi de Lo squalo. Anche il piccolo schermo ha avuto il proprio beniamino volante: Airwolf, andato in onda nella seconda metà degli anni ’80 e diventato per gli appassionati un piccolo cult.

Insomma, che si tratti di supereroe o di supervillain, tanti personaggi hanno come segno particolare la carrozzeria di cui si servono. Forse, se Tex fosse stato un gringo metropolitano, avrebbe guidato una Mustang.

Giannantonio Nero

Everybody wants Twinkies – ZOMBIELAND

29 Feb

Zombieland, 2009.

E se il morbo della mucca pazza rendesse zombie chi se ne nutre? Accadrebbe ciò che accade nel film Zombieland: la pandemia colpisce gli Stati Uniti, rendendone gli abitanti dei velocissimi ed atletici non-morti (al contrario dei protagonisti dei primi film di Romero, questi saltano, corrono, insomma, si danno un gran da fare).

Columbus (un giovane Jesse Eisemberg, pre – The Social Network) decide di tornare a Columbus -ohibò- Ohio, sperando di trovare ancora in vita i suoi genitori, incontrando, in compenso, Tallahassee, un nerboruto e tutto pitonato Woody Harrelson, un sopravvissuto in viaggio con lo scopo di trovare una fabbrica di Twinkies. E’ proprio questa smodata ricerca che li fa fermare ad una stazione di servizio, nella quale, dopo un massacro di routine di carne putrida, incontrano due sorelle, Wichita (Emma Stone, sempre WOW) e Little Rock (Abigail Breslin) che, senza troppi complimenti, prendono e se ne vanno con la macchina dei due, che, in compenso, trovano un Hummer pieno zeppo di armi, neanche fosse Natale. Raggiunte le ragazze, decidono di intraprendere il viaggio tutti insieme alla volta di un luna park che, a quanto pare, è un isola felice in mezzo all’apocalisse. Durante un gustosissimo excurcus in casa di Bill Murray che interpreta se stesso (travestito da zombie per camuffarsi e poter giocare in pace a golf, trucco che suo malgrado gli costerà la vita), Columbus e Wichita si avvicinano, cosa che turba la ragazza e che fa sì che riparta con la sorella alla volta del Pacific Playland senza avvertire nessuno (ovviamente, brava furba). Come potrete immaginare, il parco si rivela tutt’altro che Pacific, e le due si trovano a fronteggiare orde di zombies, decidendo di affrontarli dall’alto di uno space vertigo. Il film si chiude con Columbus e Tallahassee che arrivano in tempo per salvare le ragazze dall’inevitabile, Little Rock che dà a Tallahassee il tanto agognato Twinkie e Columbus che capisce, finalmente, di aver trovato quello per il quale era partito: una famiglia. Zombieland è una pellicola veloce, divertente, a tratti con lampi di genio (come la lista di regole da seguire per sopravvivere agli attacchi, o la comparsa di Murray ad un certo punto del film), con un cast ben amalgamato e soprattutto, credibile (perfetto Harrelson e ottima la scelta della Stone, bellaeintelligente sempre). Paragonato ad un suo “simile” qual è Shaun of the Dead, risulta forse meno divertente, ma si fa comunque valere per il suo essere ben girato e molto curato da ogni punto di vista. E’ senz’altro un film da vedere, già solo i titoli di apertura valgono l’acquisto del dvd.

Curiosità: Tallahassee non è l’unico che parte alla ricerca della fabbrica delle merendine Twinkies. Succede anche nell’episodio “Da boom” in Family Guy (i nostri Griffin), durante il quale, dopo un olocausto nucleare allo scoccare dell’anno 2000, i Griffin partono alla ricerca dello stabilimento e, trovatolo pieno di rifornimenti ed in ottime condizioni, vi fondano la Nuova Quahog, con Peter come sindaco. Redie Braun

From an opening between our legs-Il ciclo mestruale in alcuni curiosi filmati educativi

24 Gen

Soft Revolution è una “webzine per ragazze che dovrebbero darsi una calmata”. In quanto manichino che dovrebbe decisamente calmarsi, Betty ha deciso di dire la sua sul tema del mese, che questa volta era “Cicli”. E indovinate di cosa ha voluto parlare? No, non di biciclette. http://www.softrevolutionzine.org/2012/from-an-opening-between-our-legs-il-ciclo-mestruale-in-alcuni-curiosi-filmati-educativi/

Apre il Betty’s bar

5 Gen

Se fossimo negli anni ’80 e Internet fosse Milano, da oggi l’aperitivo lo prendereste di sicuro al Betty’s Bar, il nuovo contenitore curato dalla rampantissima redazione del Cinema di B-etty sulla piattaforma di Videocircuito. Ogni settimana consigli, trailer, scene cult, suggestioni varie e ultime notizie pensate dagli amanti dei b-movies per gli amanti dei b-movies (variazione sul tema di “Lines seta ultra pensato dalle donne per le donne”).

Il Betty’s bar lo trovate qui

E  siccome questo non è un Cinema ma un Bar, vi chiediamo di chiacchierare ad alta voce e di essere partecipativi almeno quanto gli avventori del mitico Jolly Blu. Insomma, commentate, condividete e postate senza chiedere scusi e per favore, manco foste Tomas Milian.

IL TENDONE DEGLI ORRORI MUSICALI DI BETTY

1 Nov

QUANDO IL CINEMA INCONTRA LA MUSICA…E QUALCOSA VA STORTO:

Godetevi finalmente il “worst-of” delle peggiori sequenze musicali che il critico più…statico del web ha selezionato per voi: un viaggio tra musicarelli e musical che fortunatamente non hanno segnato alcunché!

Sono tante le perle rimaste fuori però: attendiamo con impazienza i vostri suggerimenti.

Qui tutta la Playlist

Gerontofilia: the ultimate TOP 5.

26 Ott

di Elisa Cuter

Il team di Betty è sempre più agghiacciato dalle query cercate nei motori di ricerca per giungere fino a noi. Anche se naturalmente, quando si parla dell’internet, siamo per il non giudicare e lasciare chiunque libero di soddisfare ogni sua perversa curiosità, ci stupisce che gente in cerca di “porno” -tanto per omettere altri dettagli agghiaccianti e non peggiorare la situazione- finisca proprio sulla pagina del cinema di Betty: devi averne già guardate parecchie, figliolo, nevvero? Dieci Padre Nostro e dieci Ave Maria, e ora vai, su, cerca siti più consoni. Ma, tornando a noi, questa schiera di lurker diciamo così …“fantasiosi” non sembra spaventarci più di tanto, se oggi vi proponiamo una classifica dedicata al granny-fuck. Ora, può esso essere considerato un genere? Certamente nel porno sì, ma nei film “normali” -usando una terminologia sufficientemente vaga- ? Probabilmente no, e tuttavia, quando nel giro di pochi giorni ti capita per caso (giuro!) di essere bombardato da scene di vecchiette ignude qualunque cosa tu veda in tv/pc/cinema, non puoi fare finta di niente. Non può essere che un segno. Ecco perché ci accingiamo a dimostrarvi come il tema possa essere usato in differenti contesti con differenti risultati.

5° posto: Misfits stagione 1 episodio 2

Misfits per chi non lo sapesse è un’intelligente serie tv inglese che mixa fantascienza, teen comedy e thriller, i cui protagonisti sono cinque giovani delinquentelli che acquisiscono in seguito a una strana tempesta elettrica poteri che amplificano un aspetto rilevante della loro personalità (il nerd senza amici può diventare invisibile, la ragazza facile scatena il potenziale stupratore in chiunque la sfiori, e così via). Ma non solo i ragazzi in questione hanno ricevuto queste capacità: come scopre con orrore la simpatica canaglia Nathan, anche ad altri abitanti della città è accaduto qualcosa, e così può capitarti di essere sul letto di quella che pensi essere casa della nonna di quella biondina esuberante che hai abbordato qualche ora prima, e, proprio nel mentre, scoprire con orrore che è LEI, la nonna. L’arzilla 82enne con problemi di motilità aveva sempre desiderato tornare giovane. E come se non bastasse si innamora di te. In effetti ne viene fuori un epilogo molto tenero e triste, che a quanto pare ha colpito molto gli spettatori, se qualcuno si è preso la briga di fare questo romantico rimontaggio.  Toccante, certo, ma per noi la cosa migliore è stata la trovata dei preliminari sul montascale. Try this at (your grandma’s) home.

4° posto: Schwarze Schafe

E’ una commedia grottesca del 2006 diretta da Oliver Rhis, che attraverso diversi personaggi irrelati tra loro tenta di dare un ritratto veridico della città di Berlino. Tra le vicende che si intrecciano c’è anche quella di Fred e Arnold, due satanisti che vogliono fare un rito per il quale è ovviamente necessaria la presenza di una femmina sacrificale. Per la verità è Fred, il più truce dei due, a insistere, proprio per fugare i dubbi del rubicondo e poco convinto Arnold, che ha osato avanzare una questione sulla teodicea del demonio: “Se Satana esistesse davvero farebbe qualcosa di buono per noi, non saremmo disoccupati!”  (geniale, ça va sans dir).  Come se non bastasse il povero ragazzo viene convinto a utilizzare per l’esperimento la propria nonna in stato vegetativo e a…beh, abusare di lei: “Devi farlo tu che sei suo nipote, sarà molto più blasfemo, non capisci?”. Sapete quanto ci piace quando il sesso resuscita i morti, no (vedi L.A. Zombie)? Ecco una variante: qui risveglia dal coma.

3° posto: Harold e Maude

Diretto da Hal Hashby nel 1971. D’accordo, film bellissimo. Una grande lezione sulla libertà, con le musiche di Cat Stevens, condito con humor, tenerezza, peace & love e un sacco di altri discorsi politici che ci piacciono. Però: Harold e Maude SCOPANO! (Eccerto, si amano!, dite voi). Va bene. Ma SCOPANO! Lui è uno sbarbato e lei una vecchia signora! A me ha fatto strano, ai tempi in cui l’ho visto. E per un po’ ho continuato a pensare a quella scena (casta e adorabile, ovvio) invece che a tutta la libertà, Cat Stevens, lo humor, la tenerezza, la pace e l’ammore eccetera. So di sembrare lui. Scusatemi.

2° posto: Gozu

Diretto da Takashi Miike (e scusate se è poco) nel 2003. Ok, questo film meriterebbe una recensione a parte. Per capire di cosa stiamo parlando vi consiglio di leggere la trama su Wikipedia: è lunga, ma ne vale la pena. Ve lo raccomandiamo caldamente, comunque: un crescendo delirante,  “fatto di disperazione” come ha affermato lo stesso regista, osannato dalla critica e con un epilogo assurdo e perfetto. Personalmente la cosa che abbiamo più apprezzato da queste parti è il fatto che sia probabilmente l’unico horror più incentrato sul latte che sul sangue. Le scene della vecchia che si spreme il latte dai seni offrendolo maliziosa al protagonista o facendoselo suggere dal fratello pelato sono pura poesia (dadaista). Ma questa è solo la ciliegina sulla torta. Ricorderete per sempre con ammirato stupore la scena in cui una ragazza partorisce un uomo, o in cui il vecchio marpione muore impalato sullo stesso mestolo che usava per riuscire ad avere un’erezione. Qui la scena del tentativo di seduzione della vecchia “nutrice” (chiamiamola così), ma fatevi un favore, guardatelo tutto.

1° posto: American Pie – il matrimonio

Diretto da Jesse Dylan nel 2003. Ha bisogno di presentazioni? Io credo di no, e lo omaggiamo con il primo posto proprio per essere stato il primo prodotto main stream a sdoganare il sesso con anziane. God bless America!

Un ultimo appunto, avrete forse notato come il soggetto in questione siano sempre donne anziane e non uomini. E’ una questione culturale. Avete mai riflettuto sul fatto che esista il termine “cougar” (o “tardona”, se non vogliamo fare i sofisticati) per le donne che vanno con uomini più giovani,e non un corrispettivo maschile? Citando la regista Nancy Meyers: “Certo che non c’è una parola per gli uomini che stanno con donne più giovani: si chiamano “uomini”.”

Meditate, gente, meditate.