Punto Zero di Richard C. Sarafian (1971)

12 Apr

Di Giannantonio Nero

Ritmo incalzante, lo sconfinato deserto americano, un’automobile bianca lanciata a tutta velocità sulla tipica highway statunitense.

E’ questo il leitmotiv di Punto Zero, film d’exploitation del 1971. La pellicola scorre frenetica, quanto i chilometri orari, accompagnata da una colonna sonora perfettamente uniformata alle immagini. Nei 99 minuti di durata, i dialoghi del protagonista Kowalski, interpretato da Barry Newman, sono ridotti all’osso. Per riempire questo vuoto, oltre al sempre urlante Cleavon Little (lo sceriffo fuori dagli schemi di Mezzogiorno e mezzo di fuoco), nei panni del dj cieco Superanima, possiamo ascoltare musica come se uscisse dagli altoparlanti dell’auto e contaminasse l’intero margine fisico del girato, dettando il ritmo dell’azione. A tutto ciò si aggiungono le sirene della polizia, lo stridore dei pneumatici e il poderoso rombo del motore della Dodge Challenger R/T del ’70.

Non è chiaro il motivo per il quale Kowalski si getti nell’ambiziosa corsa da Denver a San Francisco, attraverso quattro stati e per migliaia di chilometri. Non è certamente per la scommessa fatta con il pusher di fiducia né tanto meno per senso di professionalità nel mestiere di trasporto macchine. Effettivamente, all’inizio e per tutto il film sono poche le cose che si conoscono del protagonista. Grazie all’incontro con personaggi minori, però, il pubblico viene a conoscenza di flashback del suo passato, le sue esperienze di pilota da corsa, la vita di onesto poliziotto, la guerra nel Vietnam, l’amore tragicamente interrotto con la bella surfista hippy.

I personaggi minori sono anche quelli che hanno un proprio sviluppo psicologico, tralasciando le forze di polizia, tutte uguali fra loro se non fosse per il colore delle divise. Così, mentre alcuni provano ad intralciare il cammino del protagonista: la coppia gay che tenta di rapinarlo, il pilota a bordo di una sportivissima Jaguar che cerca di buttarlo fuori strada; altri lo aiutano nella sua corsa verso il traguardo: l’affabile nonnetto che, in cambio di un passaggio, lo tira fuori dal deserto in cui si era smarrito, la coppia naturista che svia i posti di blocco per permettergli il passaggio, Superanima (Supersoul nell’originale) che lo incita e conduce verso il finale.

Ed è proprio il vulcanico dj ad elevarlo al ruolo di antieroe contro la società civile. Infatti, le azioni dell’imprendibile fuggiasco contrastano con il senso comune, la lotta contro la polizia può essere intesa come la lotta contro la società stessa. Siamo nel periodo post-Woodstock, in un epoca di grande fermento sociale e Punto Zero è stato accumunato per tematiche (la strada, la ribellione, ma anche il massiccio uso di sostanze stupefacenti) ad un altro cult, Easy Rider di appena 2 anni prima.

In un finale esplosivo, in tutti i sensi, Kowalski affronta la sua ultima sfida con un’espressione di pace interiore dipinta sul volto, forse consapevole di non avere più nulla da perdere e di aver raggiunto il proprio obiettivo, sempre rimasto nascosto allo spettatore.

Grande successo del genere d’explotation, si è meritato negli anni numerose citazioni nel mondo del cinema e della musica. Nel 1997 la Fox trasmise un remake con protagonista Viggo Mortensen (Aragorn nella triologia de Il signore degli anelli). Nello stesso anno la band scozzese Primal Scream produsse l’album Vanishing Point, liberamente ispirato alla pellicola di Sarafian. Inoltre, nel 2002 era possibile vedere i quattro rockettari Audioslave a bordo della stessa auto del film, nel videoclip del brano Show me how to live, composto dall’abile montaggio di scene originali con altre girate ex novo recitatete da Chris Cornell e co. Sua maestà Quentin Tarantino ne ha dato il proprio tributo nel suo Death Proof del 2007, in cui le tre tostissime ragazze citano numerose volte la pellicola del ’71 e guidano una Dodge Challenger identica all’auto di Punto Zero. Infine, come già accaduto alla Ford Mustang ed alla Chevrolet Camaro, anche la Dodge Challenger ha la sua erede moderna, datata 2006, per cui si era vociferato di una produzione commemorativa (e dal valore alquanto commerciale), interpretato dallo stesso Barry Newman.

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