Archivio | aprile, 2011

I Cinespazzini

21 Apr

Betty è orgogliosa di pubblicare questa amorevole parodia ad opera dei suoi più attivi e affezionati collaboratori.

Reazione a catena

17 Apr

Il film italiano della settimana

di Rocco

REAZIONE A CATENA 
di Mario Bava (1971)


“Il genere slasher
 si riferisce a quel gruppo di film horror in cui il protagonista
 indiscusso è un maniaco omicida che da la caccia ad un gruppo di
persone…benché il capostipite sia considerato Halloween,  esistono due 
film precedenti che incarnano tutte le caratteristiche principali dello 
slasher. Un Natale rosso sangue di Bob Clark e Reazione a catena di
 Mario Bava”
Wikipedia



”Gli slasher tipo venerdì tredici sembrano
 averlo copiato spudoratamente senza per altro aver capito l’essenziale:
che Bava non rispetta alcuna regola. E non solo è più colto e più
 i ronico dei suoi presenti epigoni, ma anche molto più cattivo”.

 Alberto Pezzotta autore di una monografia sul regista.



Antefatto:
 Burbank, periferia di Los Angeles: 1968

. Un ragazzino di dieci anni con 
i capelli arruffati e le lenti spesse mangia avidamente pop corn e non
 stacca gli occhi dallo schermo. quella sera si proietta al cinema del 
quartiere Operazione Paura di Mario Bava. Quel ragazzino è Tim Burton,
che definirà un maestro dei colori e delle atmosfere il regista 
italiano. Tim amava molto anche la Maschera del demonio (primo horror
 gotico italiano) e non farà mai mistero di quanto quei film (come 
quelli di Corman e di altri maestri americani) lo abbiano influenzato.

Un paio di anni dopo Bava, girando un film nelle campagne tra Sabaudia
 e Latina farà molto di più, creando di fatto quello che sarà uno dei
 generi più lucrativi della storia del cinema americano: lo slasher,
tipico teen movie dove una donna con gli abiti strappati e inseguita dal
 solito assassino senza volto che brandisce un’ascia, un arpione, una 
sega elettrica e chi più ne ha…
Un genere che Wes Craven ridicolizzerà
anni dopo in Scream.
 Solo per citare le saghe più conosciute:
Halloween di Carpenter, Venerdì 13, Nightmare. Venerdì 13 è sicuramente 
quella che più deve a Mario (nel secondo capitolo, L’assassino ti siede
 accanto, c’è un doppio impalamento esattamente come in Reazione a 
catena).
 Partendo dal primo sconvolgente delitto, Bava che ne mostra 
altri 13 con tanto di particolari raccapriccianti come nello stile del
 papà dello splatter italiano (effetti speciali di Carlo Rambaldi) ma
 comunque mantenendo con la macchina da presa un distacco quasi da 
entomologo. Sigificativo in questo l’altro titolo del film. Ecologia
 del delitto (il titolo iniziale doveva essere Cos’imparano a fare i 
cattivi). Come scriveva William Gording nel suo romanzo il Signore
 delle mosche “gli uomini fanno il male come le api fanno il miele”. La
 storia raccontata è un pretesto ma questo non è un male. L’esplosione 
di violenza non è altro che una reazione spontanea, una causa effetto 
dovuta alla natura dell’uomo, avido e spietato. Bava decide di girare
 questo suo documentario in una baia circondata da villette isolate
(location che diventerà tipica). Nell’ottimo cast spiccano Luigi 
Pistilli, uno dei migliori caratteristi nostrani ed una diabolica 
Claudine Auger. Il beffardo finale è l’apice della cattiveria del
 regista: forse non c’è speranza per il genere umano…


Curiosità:
 Mario 
Bava è figlio di Eugenio Bava, direttore della fotografia di film
 memorabili come Quo Vadis ? (del 1913) e Cabiria, e autore di molti
filmati dell’istituto Luce (passato alla storia quello con il finto
sbarco delle truppe italiane a Malta).
Mario ha lavorato sul set con
grandi registi italiani  come De Sica, Rossellini, Risi, per citarne alcuni, e 
stranieri (Pabst, pluricitato in Inglorious Basterds e Raoul Walsh).
Suo figlio è l’ottimo regista horror Lamberto Bava che in Reazione a 
catena gira la sequenza della morte del pescatore.
Reazione a catena è
 uno dei pochi film di cui Bava, ipercritico verso sé stesso, si disse
soddisfatto. A Bava si deve il lancio della Fenech come attrice (5
 bambole per la luna d’agosto del ’70).
Per molti il suo capolavoro è 
Cani arrabbiati, che non uscì mai nelle sale, ma che trovate in DVD
 anche con il titolo di Semaforo rosso (ve lo consigliamo). E’ anche 
ritenuto il padre del giallo thriller italiano con la La ragazza che
 sapeva troppo, un film alla Hitchcock che ispirerà tutta la filmografia 
di Argento.
Dileggiato dalla critica ai tempi, è giustamente
 riconosciuto come un pioniere che ha portato lo spettatore italiano,
abituato all’epoca a piangere o ridere, verso territori oscuri e
sconosciuti diventati poi materia del cinema più popolare amato.

Punto Zero di Richard C. Sarafian (1971)

12 Apr

Di Giannantonio Nero

Ritmo incalzante, lo sconfinato deserto americano, un’automobile bianca lanciata a tutta velocità sulla tipica highway statunitense.

E’ questo il leitmotiv di Punto Zero, film d’exploitation del 1971. La pellicola scorre frenetica, quanto i chilometri orari, accompagnata da una colonna sonora perfettamente uniformata alle immagini. Nei 99 minuti di durata, i dialoghi del protagonista Kowalski, interpretato da Barry Newman, sono ridotti all’osso. Per riempire questo vuoto, oltre al sempre urlante Cleavon Little (lo sceriffo fuori dagli schemi di Mezzogiorno e mezzo di fuoco), nei panni del dj cieco Superanima, possiamo ascoltare musica come se uscisse dagli altoparlanti dell’auto e contaminasse l’intero margine fisico del girato, dettando il ritmo dell’azione. A tutto ciò si aggiungono le sirene della polizia, lo stridore dei pneumatici e il poderoso rombo del motore della Dodge Challenger R/T del ’70.

Non è chiaro il motivo per il quale Kowalski si getti nell’ambiziosa corsa da Denver a San Francisco, attraverso quattro stati e per migliaia di chilometri. Non è certamente per la scommessa fatta con il pusher di fiducia né tanto meno per senso di professionalità nel mestiere di trasporto macchine. Effettivamente, all’inizio e per tutto il film sono poche le cose che si conoscono del protagonista. Grazie all’incontro con personaggi minori, però, il pubblico viene a conoscenza di flashback del suo passato, le sue esperienze di pilota da corsa, la vita di onesto poliziotto, la guerra nel Vietnam, l’amore tragicamente interrotto con la bella surfista hippy.

I personaggi minori sono anche quelli che hanno un proprio sviluppo psicologico, tralasciando le forze di polizia, tutte uguali fra loro se non fosse per il colore delle divise. Così, mentre alcuni provano ad intralciare il cammino del protagonista: la coppia gay che tenta di rapinarlo, il pilota a bordo di una sportivissima Jaguar che cerca di buttarlo fuori strada; altri lo aiutano nella sua corsa verso il traguardo: l’affabile nonnetto che, in cambio di un passaggio, lo tira fuori dal deserto in cui si era smarrito, la coppia naturista che svia i posti di blocco per permettergli il passaggio, Superanima (Supersoul nell’originale) che lo incita e conduce verso il finale.

Ed è proprio il vulcanico dj ad elevarlo al ruolo di antieroe contro la società civile. Infatti, le azioni dell’imprendibile fuggiasco contrastano con il senso comune, la lotta contro la polizia può essere intesa come la lotta contro la società stessa. Siamo nel periodo post-Woodstock, in un epoca di grande fermento sociale e Punto Zero è stato accumunato per tematiche (la strada, la ribellione, ma anche il massiccio uso di sostanze stupefacenti) ad un altro cult, Easy Rider di appena 2 anni prima.

In un finale esplosivo, in tutti i sensi, Kowalski affronta la sua ultima sfida con un’espressione di pace interiore dipinta sul volto, forse consapevole di non avere più nulla da perdere e di aver raggiunto il proprio obiettivo, sempre rimasto nascosto allo spettatore.

Grande successo del genere d’explotation, si è meritato negli anni numerose citazioni nel mondo del cinema e della musica. Nel 1997 la Fox trasmise un remake con protagonista Viggo Mortensen (Aragorn nella triologia de Il signore degli anelli). Nello stesso anno la band scozzese Primal Scream produsse l’album Vanishing Point, liberamente ispirato alla pellicola di Sarafian. Inoltre, nel 2002 era possibile vedere i quattro rockettari Audioslave a bordo della stessa auto del film, nel videoclip del brano Show me how to live, composto dall’abile montaggio di scene originali con altre girate ex novo recitatete da Chris Cornell e co. Sua maestà Quentin Tarantino ne ha dato il proprio tributo nel suo Death Proof del 2007, in cui le tre tostissime ragazze citano numerose volte la pellicola del ’71 e guidano una Dodge Challenger identica all’auto di Punto Zero. Infine, come già accaduto alla Ford Mustang ed alla Chevrolet Camaro, anche la Dodge Challenger ha la sua erede moderna, datata 2006, per cui si era vociferato di una produzione commemorativa (e dal valore alquanto commerciale), interpretato dallo stesso Barry Newman.

Non si sevizia un paperino: lo sapevate?

1 Apr

Curiosità sul film italiano della settimana! di Rocco

-Inizialmente il titolo doveva essere Non si sevizia Paperino ma la Disney si oppose e alla fine si aggirò il problema con l’aggiunta dell’articolo.

-Lucio Fulci fu processato per la scena in cui la Bouchet nuda provoca sessualmente un bambino, ma riuscì a farsi assolvere dimostrando di aver usato come controfigura un nano maggiorenne.

(qui sopra la scena tagliata, andata in onda su Rete Quattro)

-Fulci inoltre era fresco di censura per la mitica commedia Nonostante le apparenze… e purché non si sappia…all’onorevole piacciono le donne e il film uscì con il divieto ai minori di 18 anni

-Il film ebbe un ottimo riscontro al botteghino e con il titolo di Don’t torture a duckling gode di buona popolarità fra i cinefili americani

-Per il ruolo del prete si pensò a Massimo Ranieri, che rifiutò per paura di perdere la fama di divo per famiglie. Al suo posto fu preso il francese Marc Parel, volto noto dei poliziotteschi, che si rivelò una scelta azzeccata e che poco tempo dopo morirà per overdose a soli 34 anni.

-Fulci è uno dei massacratori che appare nella scena del cimitero.

-Riz Ortolani compose la colonna sonora utilizzando la tecnica della musica soave che accompagna immagini di grande violenza. Lo aveva già fatto per Mondo cane e lo farà in seguito in maniera magistrale per Cannibal Holocaust.