Django

20 Mar

Il film italiano della settimana.

Django di Sergio Corbucci

“Cosa mi piace del cinema italiano? Franco Nero.” (Quentin Tarantino)

“Il mio film preferito? Django.” (Alejandro Jodorowsky intervistato da Stracult)

“Senza gli Spaghetti Western non esisterebbe una buona parte del cinema italiano. E Hollywood non sarebbe la stessa cosa.” (sempre Tarantino)

Per introdurre il film di questa settimana, non potevamo trovare parole migliori di quelle usate dal Morandini:

“Django compare a piedi – occhi azzurri, passo pesante, cappellone sugli occhi con la sella in spalle trascinando una bara. Dopo tre minuti ci sono 9 morti ammazzati. Allo scoccare della mezz’ora siamo a quota 48… L’inverosimiglianza della vicenda, la psicologia, i dialoghi, l’humour nero sfiorano il delirio…”

Che cos’altro è, Django, se non un film dove un uomo in nero trascina una bara, con dentro una mitragliatrice, nel fango? È senza dubbio il manifesto dello Spaghetti Western, con uno dei personaggi più amati e popolari di un genere che non era rappresentato dai capolavori di Leone, o dalle scazzottate di Bud e Terence. Era un genere nato nel ’59 con Il terrore dell’Oklahoma di Mario Amendola. Il Western-spaghetti aveva rivoluzionato un genere passando dal classico film alla John Ford con una più schematica contrapposizione fra bene e male ad un mondo popolato di antieroi, da cinici e da disperati, le cui azioni sono mosse da sentimenti poco nobili come l’avidità e la vendetta. Anche il crepuscolare Franco Nero (doppiato da Erico Maria Salerno) deve vendicarsi e trascina la sua bara fino a un villaggio al confine con il Messico, dove si fronteggiano le bande del generale messicano Rodriguez (il cattivo ma anche simpatico José Badalo) e del maggiore Jackson (il cattivissimo Eduardo Fajardo). C’è anche una donna (Loredana Musciak) che cerca di riportare Django sulla strada dell’onore anche se per lui “l’onore è ormai alle spalle, è sepolto sotto una croce a Tombstone”. Duello finale ovviamente in un cimitero e colonna sonora con voce di Rocky Roberts (accompagnato dalle note di Bacalov) che urla il nome del protagonista. Soggetto, sceneggiatura e regia di Corbucci che qui abbandona lo pseudonimo di Sidney Corbett.

Tanto humour nero e aiuto regista il cannibale Ruggero Deodato.

Altri film del regista da vedere: Corbucci è uno dei maggiori esponenti del cinema d’intrattenimento italiano, ne ha girati una settantina. In tema con la recensione citiamo tre western:

Il Mercenario (1968)

Vamos a matar companeros (1970)

Che c’entriamo noi con la rivoluzione (1972)

Il successo di Django:

Uscito nel ’66, Django ebbe un grande ed inaspettato successo internazionale. Si fecero moltissimi altri film con la parola Django nel titolo (in Germania se ne contano 27). Alcuni titoli: Django spara per primo, Django il bastardo, Pochi dollari per Django, Il figlio di Django, Django sfida Sartana, ecc.

In Preparati la bara del ’68 Django è interpretato da Terence Hill, mentre Franco Nero accetta di vestire nuovamente i panni del personaggio in Django 2: il grande ritorno (1987).

Django è stato proiettato insieme ad altri 31 film all’interno di una retrospettiva-tributo all’italo western al Festival di Venezia 2007. Ha inoltre ispirato un videogame giapponese ed alcune storie a fumetti. E chissà se Rodriguez o i Coen un giorno…

Postato da Rocco

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