Archivio | marzo, 2011

Non si sevizia un paperino

31 Mar

Il film italiano della settimana di Rocco

Non si sevizia un paperino di Lucio Fulci (1972)

“Non si sevizia un paperino rientra perfettamente nelle regole più bieche di questo genere di imitazione: disonestà nell’impiego della suspense, abuso di particolari orripilanti, sadomasochismo a piene mani, recitazione a ruota libera, disprezzo della logica”  Morando Morandini

“E’ il mio film meglio riuscito” Lucio Fulci

“…nuova genesi del thriller italiano, fulcro ed insieme summa stilistica e tematica dell’opera di Fulci” Nocturno

Noi siamo con Lucio. E’ uno dei padri del cinema gore-splatter italiano, uno che ha spaziato nel cinema di genere definendosi un “terrorista”, un regista capace comunque sempre di dare un’impronta forte ai suoi film soprattutto grazie alla rappresentazione della violenza, visionaria e spesso anatomicamente inattendibile (nonostante la sua laurea in medicina). Dallo Spaghetti Western all’horror, passando per il poliziottesco (difficile dimenticarsi Luca il contrabbandiere, con le pallottole che squarciano la guancia e la donna torturata con la fiamma ossidrica), Fulci non ha sempre sfornato opere eccelse, ma sicuramente pellicole originali, sovversive, intrise del suo genio a tinte rosso sangue.

La violenza, comunque (anche se sicuramente presente in maniera considerevole fra cadaveri di bimbi, massacri di donne a tempo di rock e lo sfracellamento finale, opera addirittura del grande Carlo Rambaldi), non è l’elemento di maggior rilievo di Non si sevizia un paperino, né il più disturbante. Si respira perversione, c’è un’ambientazione nel profondo sud, una Twin Peaks lucana dove, sotto un sole che acceca, l’universo malato e violento immaginato dal regista prende forma. Un luogo dove superstizione e fede religiosa si fondono attingendo entrambe all’ignoranza e al pregiudizio. Non si assiste solo all’efferata violenza contro ai bambini, ma anche alla feroce discriminazione verso i “diversi”: lo scemo del paese, la donna del nord che gira in abiti succinti (la splendida Barbara Bouchet), la presunta strega (l’intensa Florinda Bolkan), il giornalista capellone (un giovane Milian qui doppiato da Pino Colizzi e non dal solito romanesco di Amendola). Come spesso capita alcune di queste figure riusciranno a redimersi evidenziando in parte la loro umanità, mentre la faccia buona del paese mostrerà il male che cova sotto la sua ipocrita coltre di riospettabilità (da questa descrizione della provincia sicuramente prenderà spunto quattro anni dopo Avati per il bellissimo La casa dalle finestre che ridono). E’ un film che tocca varie forme e sembra non assumerne una precisa, ma che paradossalmente si mantiene compatto nella sua struttura giallo-horror (cosa che Fulci non riuscirà a ripetere in Sette note in nero). Ha anche il merito di seguire in parte i canoni del thriller argentiano riuscendo comunque ad affrancarsi mantenendo un proprio stile.

B-music

29 Mar

di Giannantonio Nero

Non c’è alcun dubbio su quanto le buone musiche possano giovare ad un film, non è raro che alcuni brani a volte competano per fama con le pellicole alle quali fanno da accompagnamento.

A cavallo dell’ondata di nuovo successo della cinematografia di serie B all’italiana registrato negli ultimi anni, anche grazie ai numerosi attestati di stima di grandi moviemakers internazionali (primo tra tutti il pluricitato Quentin Tarantino), si può riscontrare un ritrovato amore per la componente musicale di genere.

Esempio interessante di tale amarcord sonoro sono i Calibro 35, band milanese formatasi nel 2007. Ad un primo ascolto appare subito chiara la passione per il cinema poliziottesco. Non si può fare a meno di sentirsi parte di un inseguimento a bordo della mitica Alfa Romeo Giulia, che sfreccia a sirene spiegate sulle strade della Roma violenta degli anni ’70.

L’intento dei quattro, riportato nel loro sito ufficiale, è quello di “interpretare il repertorio delle soundtracks italiane cercando di farle proprie ma al contempo rimanendo fedeli e rispettosi all’opera dei grandi maestri”. Esperimento riuscito alla perfezione, basti ascoltare le cover dei brani tratti da famosi film, ad esempio Il Consigliori e Milano Odia. Altrettanto interessante è che “la composizione di brani originali segue lo stesso percorso: il gruppo cerca di ritrovare il suono, l’attitudine e quella coesistenza di generi che hanno reso famoso in tutto il mondo il gusto italiano nella musica per le immagini”, quindi non c’è da stupirsi di quanto siano omogenei al resto pezzi scritti di proprio pugno. I Calibro 35 hanno, infatti, composto, in parte o interamente, colonne sonore di pellicole che allo stesso modo hanno riscoperto lo stile italiano nel filone poliziottesco. I premi e le esibizioni internazionali sottolineano il grande successo dell’operazione di rispolvero del cinema di casa nostra.

Prima ancora degli ispettori dai modi poco ortodossi e delle sanguinose sparatorie nelle vie del belpaese, c’era un mondo fatto di pistoleri solitari, chiassosi saloons e criminali dalla Colt facile. Voce indiscutibile di tante avventure nel far west italiano erano le musiche di Ennio Morricone, al quale dedica il proprio tributo la Spaghetti Western Orchestra. Il copione è sempre lo stesso, ripresentare intramontabili successi in chiave personale, senza sminuire il valore dell’originale. Questi cinque “brutti ceffi” australiani danno vita, già dal 2004 al 2007 con il nome di Ennio Morricone Experience, ad esibizioni adatte a spettatori di tutte le età, ricche di teatralità e di verve comica, perfettamente abbigliati da comuni mortali di fine ‘800, con a disposizione un arsenale di oltre 100 tra strumenti musicali e ferraglia di varia natura. Il successo ha portato la SWO ad esibirsi ben oltre i confini natii, in tour in tutto il mondo e ovviamente anche in Italia, ricevendo ovunque applausi e simpatie del pubblico.

Django

20 Mar

Il film italiano della settimana.

Django di Sergio Corbucci

“Cosa mi piace del cinema italiano? Franco Nero.” (Quentin Tarantino)

“Il mio film preferito? Django.” (Alejandro Jodorowsky intervistato da Stracult)

“Senza gli Spaghetti Western non esisterebbe una buona parte del cinema italiano. E Hollywood non sarebbe la stessa cosa.” (sempre Tarantino)

Per introdurre il film di questa settimana, non potevamo trovare parole migliori di quelle usate dal Morandini:

“Django compare a piedi – occhi azzurri, passo pesante, cappellone sugli occhi con la sella in spalle trascinando una bara. Dopo tre minuti ci sono 9 morti ammazzati. Allo scoccare della mezz’ora siamo a quota 48… L’inverosimiglianza della vicenda, la psicologia, i dialoghi, l’humour nero sfiorano il delirio…”

Che cos’altro è, Django, se non un film dove un uomo in nero trascina una bara, con dentro una mitragliatrice, nel fango? È senza dubbio il manifesto dello Spaghetti Western, con uno dei personaggi più amati e popolari di un genere che non era rappresentato dai capolavori di Leone, o dalle scazzottate di Bud e Terence. Era un genere nato nel ’59 con Il terrore dell’Oklahoma di Mario Amendola. Il Western-spaghetti aveva rivoluzionato un genere passando dal classico film alla John Ford con una più schematica contrapposizione fra bene e male ad un mondo popolato di antieroi, da cinici e da disperati, le cui azioni sono mosse da sentimenti poco nobili come l’avidità e la vendetta. Anche il crepuscolare Franco Nero (doppiato da Erico Maria Salerno) deve vendicarsi e trascina la sua bara fino a un villaggio al confine con il Messico, dove si fronteggiano le bande del generale messicano Rodriguez (il cattivo ma anche simpatico José Badalo) e del maggiore Jackson (il cattivissimo Eduardo Fajardo). C’è anche una donna (Loredana Musciak) che cerca di riportare Django sulla strada dell’onore anche se per lui “l’onore è ormai alle spalle, è sepolto sotto una croce a Tombstone”. Duello finale ovviamente in un cimitero e colonna sonora con voce di Rocky Roberts (accompagnato dalle note di Bacalov) che urla il nome del protagonista. Soggetto, sceneggiatura e regia di Corbucci che qui abbandona lo pseudonimo di Sidney Corbett.

Tanto humour nero e aiuto regista il cannibale Ruggero Deodato.

Altri film del regista da vedere: Corbucci è uno dei maggiori esponenti del cinema d’intrattenimento italiano, ne ha girati una settantina. In tema con la recensione citiamo tre western:

Il Mercenario (1968)

Vamos a matar companeros (1970)

Che c’entriamo noi con la rivoluzione (1972)

Il successo di Django:

Uscito nel ’66, Django ebbe un grande ed inaspettato successo internazionale. Si fecero moltissimi altri film con la parola Django nel titolo (in Germania se ne contano 27). Alcuni titoli: Django spara per primo, Django il bastardo, Pochi dollari per Django, Il figlio di Django, Django sfida Sartana, ecc.

In Preparati la bara del ’68 Django è interpretato da Terence Hill, mentre Franco Nero accetta di vestire nuovamente i panni del personaggio in Django 2: il grande ritorno (1987).

Django è stato proiettato insieme ad altri 31 film all’interno di una retrospettiva-tributo all’italo western al Festival di Venezia 2007. Ha inoltre ispirato un videogame giapponese ed alcune storie a fumetti. E chissà se Rodriguez o i Coen un giorno…

Postato da Rocco

Ancora animazione trash!

13 Mar

Dirdy Birdy è il cortometraggio che per la prima volta ha permesso a John Dilworth di farsi spazio nel panorama dell’animazione mondiale. Prodotto a cavallo fra il ’93 e il ’94, ha vinto più di 50 festival in America e ha ricevuto critiche entusiaste da numerosi esperti del settore. L’idea di base è piuttosto semplice: un uccello si innamora di una gatta e per corteggiarla le mostra il suo sederino immacolato. Niente di più sexy non credete?

Il corto entrò nel palinsesto MTV, all’interno del nascente format “Cartoon sushi”. In seguito l’emittente americana mandò in onda anche Smart talk with Rasin, forse addirittura più trash del primo.

Molti di voi avranno di certo riconosciuto nel personaggio di Hamilton quello che pochi anni dopo si sarebbe trasformato in Courage, noto in Italia come Leone (il cane fifone).

Il caro vecchio John ha continuato a disegnare anche nel terzo millennio, ma di questo vi parleremo la prossima volta… Rimanete con noi e non dite che Betty non mantiene le promesse!

Pubblicato da il conte Rik

Milano Calibro 9

10 Mar

Il film italiano della settimana
In un periodo triste per la cultura e per il cinema, scopriamo e riscopriamo pellicole più o meno grandi di veri artigiani del set, poveri di mezzi ma ricchi d’ingegno. Attori e registi protagonisti di un periodo irripetibile, una vera miniera d’oro spesso saccheggiata (per loro stessa ammissione) dai vari Tarantino, Rodriguez, Carpenter, Tim Burton…
 
Milano Calibro 9 di Fernando di Leo
 Fernando di Leo è uno dei registi più rappresentativi del poliziottesco all’italiana e uno dei registi più amati da Quentin. Il problema di di Leo è sempre stato quello di non riuscire a scrivere o avere tra le mani sceneggiature valide. Infatti i suoi film migliori sono tutti ispirati ai libri di Scerbanenco. Milano Calibro 9 è più di un poliziottesco, è il giusto mix tra un film di quel genere e un noir alla Melville. È uno dei pochi veri gangster movie italiani. Ci sono piccoli criminali, facce alla Gomorra sfregiate o con l’occhio assente.  Cani arrabbiati pronti a rapinare, torturare, uccidere, far saltare in aria la città. È proprio Milano la protagonista del film fin dalla prima inquadratura. Milano con il Pirellone e gli altri grandi palazzi, la Milano non ancora berlusconiana del 1972, con in sottofondo la musica incalzante di Bacalov (usata dal regista l’anno prima per il bruttissimo Vacanze per un massacro). Ci sono criminali che imprecano in dialetto siciliano o napoletano, che fanno paura ma anche ridere (su tutti Rocco interpretato da Mario Adorf): c’è Gastone Moschin (il Melandri di Amici miei) freddo e duro come non mai, c’è un commissario cinico (Frank Wolff, all’ultima interpretazione prima del suicidio) e un altro più buono (Luigi Pistilli), c’è un boss ed un killer che agisce per vendetta di nome Chino (l’operazione Kino di Inglorious Basterds non è chiamata così solo per il cinema…) interpretato da Philippe Leroy. Non si può dimenticare la splendida Barbara Bouchet che si esibisce in un ballo più sexy che mai.
 Altri film del regista da vedere assolutamente sono: Il boss e La mala ordina

Postato da Rocco